Quattro mele annurche, recensione di Franca Cleis

Quattro mele annurche è un libro che dovrebbe passare sotto silenzio. Perché qualsiasi parola che potesse in qualche modo svelarlo rischierebbe di incrinare questo cristallo di rocca.

E' un libro dunque che con urgenza chiede di essere rivelato. Del quale dire in sottile senza dare.

Si può dire dunque: è di piccole dimensioni: cm 12 x 16 (copertina marrone con mele in trasparenza); pagine ridotte: 74. Romanzo brevissimo o racconto lungo? Lo fanno romanzo forse i quattro capitoli? Quattro come le mele. Quattro come le protagoniste + un protagonista che vale per quattro.

Nella postfazione si dice che quattro è il numero perfetto (io ho sempre pensato che fosse il tre). Ma mi si fa notare che quattro sono i lati del quadrato, quattro i bracci della croce, quattro i punti cardinali, gli elementi, le stagioni e le fasi lunari. Non ci avevo pensato. Così come non sapevo che "annurche" sono state le prime mele ad apparire sulla terra. Quasi perfettamente rotonde, rosse e dolci. Almeno così si dice: ma è vero. Ne ho cercata, trovata, provata una. Specie ormai rara. Polpa succosa e candida. Perfetta.

Qualcuno che non sa rinunciare a sentenze lapidarie e irrevocabili, mi dice che è un libro "minimalista e prefemminista". Io dico che è un libro prezioso. Un sorprendente gioiello di cristallo. In prosa ma percorso di cristallina poesia. Un libro nuovo. <<Di nuovo mi muovo. E snocciolo idee>> (divaricando pensieri).

<<Talvolta basta un nulla per sentirsi, non dico amati, ma almeno considerati. Allora non ci si sente bene, ma meglio. Ed è abbastanza>>.

Giusto, perfetto.

 

Leggere Donna, n. 117, luglio-agosto 2005, Novità in libreria, di Franca Cleis

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