Quattro mele annurche, recensione di Lorenzo Proverbio

Avrebbe potuto essere romanzo ed è racconto. Poteva essere elaborata macedonia di frutta ed è una mela. Non a caso. Frutto modesto, all'apparenza, che poco concede allo sguardo ed ancor meno all'olfatto. Finché denti affilati o una lama paziente non incidono la scorza, rivelando suggestioni inaspettate, pacate riflessioni. Se la sintesi è, da sempre, il segreto di una buona ricetta, allora il merito di "Quattro mele annurche" è anche questo: ricordarci che la potenza di ogni creazione è sempre figlia del coraggio del suo autore. Coraggio di tagliare tutto ciò che è inutile e fuorviante. Coraggio di scrivere per se stessi, innanzi tutto, e andare dritti al centro delle cose. La trama del libro, nelle mani di qualche narciso, si sarebbe probabilmente sgranata in pagine e pagine di dialoghi e descrizioni, magari anche piacevoli, ma certo privi dell'effetto fulminante che Maria Rosaria Valentini ha saputo pennellare grazie a pochi tratti decisi. Essenziali, appunto. Solo così la vicenda, che passa dal dramma alla commedia con disinvoltura, non perde neppure per un attimo la fragranza dei suoi aromi, la sua compattezza di frutto. Mela. Barattolo di conserva che, appena aperto, regala il miracolo del pomodoro ed il miraggio di un ciuffo di basilico in fiore. Il cibo e la sua assenza attraversano le pagine seminando ricordi, accendendo colori: rosso, come la carne appena tagliata, come cassette di San Marzano; giallo, come le gradazioni del miele, come la copertina zafferano di certi quaderni di una volta; grigio, come la penombra di stanze malate, come le giornate senza parole; azzurro, come occhi materni ricordati per sempre. Un piccolo libro profumato e sincero, come la realtà non potrebbe mai essere. Ma, forse per questo, ancora più vero. Perché i ricordi nascono da altri ricordi, e quando pensi di averli esauriti, ricominciano da capo. Come un cesto di mele annurche che sembra non finire mai.

Kurtz, Anno III n. VIII, Quattro mele annurche, di Lorenzo Proverbio

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